3 Modi per rovinare progressivamente la nostra reputazione

Trovare scuse

Il primo modo per intaccare la nostra reputazione è trovare scuse: “non mi avevi detto, non mi hai dato il documento che serviva, le cose che mi servivano sono arrivate in ritardo” etc. La responsabilità del problema viene spostata all’esterno (la responsabilità è degli altri oppure di eventi esterni). Questo  è un modo per impiegare in modo improduttivo il nostro tempo e le nostre energie. Ad esempio se  non si hanno le informazioni si possono e si dovrebbero fare domande prima piuttosto che trovare scuse dopo. La fatica risparmiata nel fare domande e assumersi le proprie responsabilità prima viene “pagata con gli interessi” dopo: otteniamo meno risultati e perdiamo col tempo la fiducia dei nostri clienti (interni o esterni).

Non rispettare le scadenze

Un altro semplice modo per cotruirsi una cattiva reputazione professionale è arrivare in ritardo o consegnare in ritardo gli output che li cliente (interno o esterno) si aspetta e che è costretto a dover sollecitare. Spesso poi – dopo li mancato rispetto di una scadenza – si trovano delle scuse; su questo punto vedi sopra. Anche in questo caso interviene spesso un atteggiamento di fondo di mancata presa in carico della responsabilità personale e si aggiunge una mancanza di consapevolezza delle conseguenze negative del ritardo sui clienti dei nostri clienti. Un effetto domino spesso non considerato. La fatica che risparmiamo nel pianificare e dare le priorità ha un costo: la maggior fatica del nostro cliente (interno o esterno) la nostra reputazione professionale ne risulta “consumata”.

Non rispondere alle e-mail

Un’altra abitudine improduttiva è quella di non chiudere il ciclo comunicativo alle mail che riceviamo. Quando qualcuno ci scrive è spesso per portare avanti la realizzazione di risultati. Quando non rispondiamo alle mail risparmiamo fatica e la facciamo fare a chi si attende una risposta. E’ vero che a volte o spesso non si ha subito pronta una risposta sul “contenuto” della mail. Allo stesso tempo la nostra immagine professionale ne guadagna se presidiamo il “processo” comunicativo con l’interlocutore. Ad esempio, una risposta può benissimo essere del tipo” ho visto la mail al momento non so come rispondere ti faccio sapere entro il …”. Non rispondere lascia il mittente in una incertezza che – a seconda dell’importanza del contenuto trattato – consuma maggiori o minori energie cognitive che potrebbero essere investite in modo più produttivo. Per non parlare del fatto che spesso il mittente in mancanza di risposte è spesso costretto a sollecitare sprecando altro tempo ed energie.

Autore: Mirco Bosi

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