3 Condizionamenti che ostacolano il nostro apprendimento

Dare la colpa agli altri

Nelle situazioni che creano disagio la risposta che ci viene spesso automatica e’ dare la colpa agli altri. Per esempio: una volta  lavorando ad un progetto, ho dimenticato alcuni dettagli.

Quando il capo progetto mi ha fatto notare l’errore quello che mi e’ venuto in mente è stato più o meno ” lui non me l’aveva detto” e  ”quello che mi ha detto non è stato abbastanza chiaro”.

Quando diamo la colpa agli altri ci aspettiamo siano gli altri a cambiare il loro modo di lavorare ed il loro comportamento. In altre parole ci aspettiamo siano gli altri ad apprendere.

Il feedback costruttivo all’altro è molto utile al suo apprendimento,  ma la messa in pratica dipende dall’altro.

Se non ci assumiamo le responsabilità dei nostri errori e non cerchiamo di capire noi dove abbiamo sbagliato e cosa potevamo fare diversamente perdiamo una grossa opportunità di apprendimento che ha anche maggiori probabilità di essere colta visto che mettere in pratica il nuovo comportamento più adatto dipende da noi e non dall’altro. Solo portando lo sguardo e l’attenzione a noi anziché all’altro – evitando di dare la colpa all’altro o a noi stessi – possiamo far partire il processo di apprendimento.

Non accettare la situazione in cui ci troviamo e lamentarsi.

Quando una situazione è difficile da affrontare spesso cominciamo a lamentarci  della situazione o dire cose del tipo “ah se i miei colleghi avessero fatto …” ” ah gli altri dovrebbero fare …”, “perché tocca sempre a me …” etc.

Detto in altre parole entriamo in conflitto con la situazione e questo conflitto ci fa perdere energia, e fa nascere incomprensione ed equivoci  con i colleghi con cui lavoriamo.

Una alternativa più efficace è accettare la situazione.

Accettare  la situazione in cui ci troviamo, significa riconoscere che c’è una situazione difficile di fronte a te e tu devi gestirla da solo o insieme alla tua squadra con una strategia adeguata.

Non parliamo di accettarla  senza fare niente ma di prendere atto che la situazione c’è e che c’è una scelta da compiere:

  • accettare la situazione perché non si ha l’energia o le risorse adeguate e necessarie per cambiarla
  • definire una strategia per cambiare la situazione e rimboccarsi le maniche per realizzare tale strategia.

In entrambi i casi è utile risparmiare le energie per lamentarsi che sono improduttive e tossiche per chi ci sta vicino, e convogliarle per risolvere il problema.

Le storie che ci raccontiamo

Una altra strategia della mente nelle situazioni che ci creano disagio è quella  di raccontare delle storie.

Per esempio: al lavoro il tuo responsabile non ti fa i complimenti, e  la tua mente comincia a raccontare una storia “ecco, ogni lavoro che faccio non e’ mai abbastanza per il mio responsabile …  anche nel mio lavoro precedente ho avuto un responsabile cosi, mi capitano tutti a me sti responsabili ingrati ecc…”.

Quando la mente ci racconta le sue storie ne risentono negativamente:

  • la nostra motivazione sul lavoro
  • il nostro modo di porci nei confronti di nostri colleghi, fornitori e responsabili.

Il nostro modo di porci a sua volta avrà delle conseguenze nelle relazioni con gli altri. Il tutto a discapito del nostro apprendimento e dei risulati da realizzare.

Quando  non prestiamo attenzione alla nostra mente cadiamo nella trappola delle storie.

Prestare attenzione alla mente e alle storie che ti racconta può aiutarti a non cadere nella trappola e adottare il comportamento più adatto alla situazione.

Concept: Rajeev Ramaswamy

Autori: Mirco Bosi & Rajeev Ramaswamy

© 2013 ELLEFFEGI® books

I commenti sono chiusi.